Il progetto

da Redazione

STRAPPARSI DI DOSSO IL FASCISMO

Il progetto di Ateneo 2020 dell’Università «La Sapienza» di Roma, «Strapparsi di dosso il fascismo». Il ruolo della retorica e della pedagogia di regime nella formazione della generazione del Ventennio, mira a connettere gli studi sulla lingua, la retorica e la pedagogia del regime fascista per chiedersi cosa significò e come si attuò, per la generazione letteraria che nacque all’indomani della Marcia su Roma e che partecipò alla Resistenza, il tentativo di «tirare il collo alla retorica» (Meneghello): il tentativo, cioè, di estirpare da sé stessi la lingua e la cadenza interiore che aveva cementato l’identità individuale e collettiva – perché in quella retorica si era stati cresciuti e formati durante l’educazione scolastica, politica e religiosa. Porsi questa domanda significa chiedersi quale fu il peso della retorica fascista non solo nella generazione da cui originò la Resistenza, ma anche nel processo democratico degli anni Quaranta e Cinquanta (e forse attuale).
Levi, Sciascia, Meneghello, Fenoglio, Calvino, Volponi sono tutti autori nati negli anni Venti, che in modo differente tentarono di «strapparsi di dosso il fascismo» (Starnone) fin nelle sue più profonde radici linguistiche, restituendo la lingua italiana a una dignità civile (prima che letteraria) su cui impiantare una possibile rinascita culturale, identitaria e politica nazionale.

GLI OBIETTIVI DEL PROGETTO

Su queste basi, il progetto di Ateneo «Sapienza» 2020, Strapparsi di dosso il fascismo». Il ruolo della retorica e della pedagogia di regime nella formazione della generazione del Ventennio, mira ad avviare una rinnovata discussione interdisciplinare sui seguenti fulcri:

1. Le radici letterarie, storiche, parlamentari e politiche del linguaggio mussoliniano e fascista, con particolare attenzione al rapporto di continuità/innovazione rispetto a quello risorgimentale, liberale, cattolico, simbolico-religioso, sindacalista, socialista, alla retorica della Grande guerra e della vittoria mutilata e alle sue ascendenze letterarie; ma altresì la contraddittoria efficacia emotiva e semantica della retorica mussoliniana e fascista, propagata attraverso i molteplici canali comunicativi e artistici, mediante la quale si creò l’illusione di un rapporto diretto e personale tra capo e masse, proprio quando tale rapporto divenne più impersonale e impositivo

2. L’importanza dell’educazione scolastica durante il regime, attraverso l’analisi di libri di testo, giornali dei professori, quaderni, elaborati, foto (ma anche parole d’ordine, riti, celebrazioni, manifestazioni culturali e sportive): un modello linguistico-pedagogico che andava a impiantarsi su una popolazione dialettofona, per la quale quel modello diveniva la lingua italiana, entro un processo di apprendimento di L2.

3. L’inquadramento della crescita dell’individuo – dall’infanzia, all’adolescenza alla maturità – attraverso le riforme legislativo-amministrative, gli orientamenti didattici ministeriali, il processo di formazione degli insegnanti, e, più in generale l’apparato pedagogico che dall’Opera Nazionale Baililla, e poi dalla Gioventù Italiana del Littorio confluiva nei Gruppi Universitari Fascisti.

4. L’orientamento proposto dai più insigni linguisti sulle riviste specializzate e sulla Treccani, quali ad esempio gli interventi su “Lingua e rivoluzione” di Bottai, Pellizzi, Migliorini, Allodoli, Rocca, Trabalza; o la rubrica «Lingua e politica» curata da Migliorini su «Critica fascista» a partire dal 1938; e gli articoli sulla difesa della lingua, sulle parole della guerra e l’interventismo in «Nuovi argomenti», «Il marzocco», «Lingua nostra».

5. La permanenza di retaggi della retorica fascista in quella della Resistenza e poi democratica

6. L’antiretorica, l’antieroismo, lo sperimentalismo e la forte impronta etico-civile di alcuni degli autori della generazione nata a ridosso della Marcia su Roma e – con modalità e istanze differenti – di quella precedente (come tentativo di «strapparsi di dosso il fascismo» – e/o strapparlo dalla nazione che sarebbe dovuta rinascere dalla Resistenza –, creando una lingua e una narrativa che fossero contronarrazione della retorica di Regime, per restituire la lingua e la letteratura italiana alla sua dignità

Ricordiamo che tra il 1916 e il 1924 nacquero: Giorgio Bassani, Natalia Ginzburg, Franco Fortini, Carlo Cassola, Primo Levi, Leonardo Sciascia, Mario Rigoni Stern, Andrea Zanzotto, Beppe Fenoglio, Luigi Meneghello, Pier Paolo Pasolini, Giorgio Manganelli, Italo Calvino, Paolo Volponi, Ottiero Ottieri; e tra il 1907 e il 1914: Vitaliano Brancati, Alberto Moravia, Guido Piovene, Cesare Pavese, Elio Vittorini, Romano Bilenchi, Mario Tobino, Ennio Flaiano, Alba De Cèspedes, Elsa Morante, Giorgio Caproni, Vasco Pratolini, Anna Maria Ortese)